Nel mese di maggio,
dedicato alla Madonna, cercando qualcosa per ravvivare un po' il
blog, ho trovato una foto dell'architrave della pieve dei Santi Vito e Modesto, a Corsignano
in Toscana.
L'attuale edificio, pur
con molti rimaneggiamenti, è da datarsi al XII - XIII secolo, ma le
prime tracce risalgono all'VIII.
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il fregio della facciata |
Sulla facciata, proprio
sopra alla porta di ingresso, c'è un fregio che raffigura una sirena
a due code che mostra la vulva. Alla sua sinistra un'altra sirena
suona la ribeca,uno strumento ad arco simile al liuto, mentre un
drago pare sussurrarle qualcosa all'orecchio; a destra una
danzatrice, con un braccio afferra per il collo un altro drago, che
protende le fauci verso di lei, mentre con l'altro pare voler
trattenere una compagna.
Il nostro immaginario è
abituato alla raffigurazione della sirena come un essere donna nella
parte alta del corpo ma con la coda di pesce al posto delle gambe.
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Ulisse e le Sirene, V secolo a.C |
Tuttavia,anche nei
bestiari medievali, le due iconografie continuarono a coesistere e le
sirene erano spesso rappresentate come ibride di entrambe i generi.
Alberto Magno, il
filosofo domenicano vissuto nel XIII secolo, le
descrive, nel trattato de Animalibus, come creature con
parte superiore del corpo di donna, le ali, la coda squamosa e i
piedi d'aquila.
Nelle chiese medievali
dell'Italia settentrionale già nel VII secolo venivano raffigurate
sirene con la doppia coda di pesce per adattarle alla struttura dei
capitelli.
I Padri della chiesa
vedevano nella sirena un'allegoria della seduzione esercitata sul
cristiano dalla cultura pagana. Solo il saggio cristiano, come scrive
il discepolo di Ambrogio, san Massimo di Torino nel V secolo dopo
Cristo, legato alla croce, come Ulisse lo era all'albero maestro
della nave, poteva ascoltare il loro canto senza perdersi.
Con il passare dei
secoli, le sirene divennero invece emblema del peccato di lussuria. I
bestiari medievali rappresentano spesso la sirena bicaudata nell'atto
di pettinarsi i lunghi capelli o di ammirarsi allo specchio, vezzo
tipico delle prostitute.
Le sirene, siano esse
alate o con la coda di pesce, hanno comunque una genealogia che le
collega al canto: figlie di dio fluvuiale Acheloo e, a seconda degli
autori, di Melpomene, la musa del canto o di Tersicore della danza,
secondo il poeta latino Ovidio morirono suicide, dopo essere state
umiliate dalle muse in una gara canora. Sempre il poeta latino dice
che furono fedeli a Proserpina e nel corso dei secoli mantennero
sempre un legame con il mondo ultraterreno, tanto che si credeva
fossero le accompagnatrici delle anime nell'aldilà.
Ma perché era così
letale ascoltare la voce sirene? Il pericolo non proveniva solo dalla loro carica erotica. Legate con ogni probabilità alla
Grande Madre, attraverso il canto potevano ricondurre l'uomo, in un mondo infero, nell'utero primordiale di Gea da cui tutto ebbe inizio,
cosa inconcepibile in una società patriarcale come quella greca.
Platone, nella Repubblica,
descrivendo il viaggio del
guerriero Er nell'aldilà immagina Ananke, la necessità come
una filatrice che, ruotando il fuso, disegna il destino del mondo. Il
fuso è formato da cerchi concentrici ognuno governato da una sirena
che insieme cantano l'armonia del cosmo.
Ma tornando
all'architrave della pieve di Corsignano, edificio cristiano sorto
probabilmente in un bosco legato al culto dei divinità legate
all'acqua, possiamo leggere nell'immagine dei draghi il Tempo che
tutto produce e divora, mentre nel grembo ostentato della sirena il
desiderio che infonde la vita. I ritmi sonori puri, ma inconsistenti
diventano quindi carne grazie al desiderio sessuale.
Sopra il fregio,
a sostegno di una bifora ad M, simbolo della Vergine Maria, c'è una
figura femminile, con una mano sul fianco e i seni scoperti,
iconografia più adatta ad una divinità pagana che alla Madonna.
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la bifora con la cariatide |
Si tratta solo di un
“riciclo” di un'immagine legata a culti precristiani?
Anche le Sirene, come
Maria, erano vergini e stando al poeta greco Esiodo, furono punite da
Afrodite che non sopportava la loro scelta di castità per dedicarsi
ad una conoscenza più grande; curiosamente una miniatura austriaca
del XV secolo raffigura la Madonna proprio come Sirena.
La vulva esposta dalla
creatura a due code del fregio è simbolo di fecondità. Si
tratterebbe quindi di una fecondità solamente spirituale?
Sant'Agostino,
commentando il salmo 57, scrive: Alienati sunt peccatores a vulva,
ossia i peccatori si sono estraniati dalla vulva che ha partorito il
Cristo, cioè dalla Verità. La vulva di Maria è immagine della
Porta dei Cielo, come conferma il vescovo ortodosso Andrea di Creta
vissuto nel 700 commentando il passo biblico del profeta Ezechiele:
E
l’Eterno mi disse: "Questa porta sarà chiusa, essa non
s’aprirà, e nessuno entrerà per essa, poiché per essa è entrato
l’Eterno,
l’Iddio
d’Israele.
Una
simmetria con la Sirena a due code del fregio si può leggere anche
nella Madonna del Parto che Piero della Francesca, affrescò a metà
del 1400: due angeli sostengono i lembi di una tenda che, come un
sipario, si apre a mostrare la Madonna incinta. All'apertura
della tenda corrisponde la fessura sulla veste di Maria, il
Tabernacolo Santo di cui parla il profeta Ezechiele nella Bibbia, del
tutto simile alla vulva esposta dalla sirena bicaudata del fregio.
Ma Maria è anche
immagine della Chiesa che nel corso della storia fu santa e
peccatrice, tanto da essere spesso definita casta meretrix.
Quindi l'immagine della sirena che, come abbiamo visto, aveva spesso
gli attributi della prostituta, non è certo fuori luogo.
Se guardiamo poi la
genealogia di Cristo, con cui Matteo fa iniziare il suo Vangelo,
scorriamo un insolito elenco di nomi e parentele: stranamente
compaiono quattro donne che, nel mondo ebraico, dove la filiazione si
trasmetteva in maschile, difficilmente sarebbero state citate.
Queste donne poi, se non sono prostitute, conducono comunque una vita
sessuale “irregolare”: Tamara si finge prostituta, Ruth è una seduttrice, poi leggiamo della moglie di Davide, Betsabea, ma soprattutto di Raab.
Raab il cui nome in ebraico significa Dio ha aperto o Dio ha
allargato (come larghe sono le code della sirena del fregio)
è il nome della prostituta che a Gerico apre le porte e accoglie le
truppe di Isarele. Come mai L'Evangelista non si preoccupa di
nascondere queste scandalose origini di Cristo? Forse per dare prova
della veridicità del testo sacro? O piuttosto per dire che Dio non
disdegna la natura umana, nemmeno nelle sue debolezze, anzi ne fa uno
strumento di salvezza. Non mortifica la fisicità tanto da incarnarsi
in un corpo di uomo. Che sia questo il segreto che cela il canto
delle sirene?
E poi...
A. Cattabiani. Acquario, Mondadori, 2002
A. Beretta, E Broli.
Peccato non farlo, Piemme, 2004
N. Valentini.
L'inquietante femminile, Sometti, 2011
V. Sgarbi, Piene di Grazia, Bompiani, 2011
V. Sgarbi, Piene di Grazia, Bompiani, 2011
http://www.angolohermes.com/Luoghi/Toscana/Pienza/Corsignano.html
Nel giorno del Solstizio d'Estate 2015
Grazie per interessantissimo elogio!
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