![]() |
l'Appeso del mazzo Visconti -Sforza |
Autunno:
fine del ciclo annuale. Si bruciano le stoppie, si immagazzinano le
scorte, si ara la terra pronta per una nuova semina, è tempo di
contrazione e meditazione.
Il
sole, nel suo cammino lungo l'eclittica, che come un pendolo disegna
il perpetuarsi delle stagioni, ricorda, agli equinozi, quando il
giorno e la notte sono in equilibrio, la posizione verticale di un
impiccato. E proprio un impiccato vediamo sulla dodicesima lama dei
tarocchi, la più inquietante dell'intero mazzo: un uomo a testa in
giù, appeso per una gamba con le mani legate dietro la schiena.
Storicamente
rappresenta la pena che era riservata ai traditori (fonti ricordano
un setaiolo appeso per un piede perché aveva rivelato i segreti
della sua arte ad una città straniera) e ai debitori.
Nella
maggior parte dei mazzi, sta appiccato per la gamba destra, mentre la
sinistra è piegata all'indietro, a formare una croce. La posizione
delle gambe è la stessa che si vede nella carta dell'imperatore
(anche se qui è la destra ad essere ripiegata in avanti) e che
ritorna figura femminile incorniciata nell'ultima lama, il Mondo.
Sebbene
rappresenti un supplizio, l'immagine non dà un'idea di morte, e a
guardarla bene, non suggerisce nemmeno staticità: la figura
dell'impiccato, oscillando come un pendolo avanti e indietro,
raggiunge la sua velocità massima proprio quando è in posizione
verticale.
Nella
mitologia greca sono diversi i personaggi, anche divinità, che
morirono impiccati: Arianna, Erigone, Elena, persino Artemide,
venerata come Impiccata a Knodylea in Arcadia, mentre nel mondo
celtico fu Odino a restare appeso ad un albero per nove notti, ferito
dalla sua stessa lancia. Sono rappresentazioni che alludono ai cicli
della natura e al suo continuo rinnovarsi: il supplizio dell'Appeso
quindi non può che rimandarci ad una morte simbolica, ad una fine
della materia, che però prelude allo splendore dello spirito. In uno
dei primi mazzi di tarocchi, il Visconti- sforza che risale al XV
secolo, il personaggio impiccato indossa pantaloni verdi, colore che
allude alla vegetazione; invece, nel famoso mazzo di Wirth,
dell'inizio del Novecento, tiene sotto le braccia due borse dalle
quali escono monete d'oro e la giubba, con cui è vestito, alterna i
colori rosso e bianco.
![]() |
l'Appeso di Wirth |
Il
rosso rappresenta la Fede che deve essere vigile, attiva, per
scegliere, (ed in effetti in autunno, una volta immagazzinate le
riserve, si scelgono i semi per il nuovo raccolto), ma anche pronta
all'accoglienza come suggerisce il colore bianco "verginale"
come vergine è la terra che sta per essere fecondata.
Le
monete, che cadono dalle borse o dalle tasche dell'Appeso, alludono
allo spogliarsi dei beni materiali, per arrivare alla perfezione
spirituale; l'espressione sorridente del personaggio e gli occhi
aperti ci dicono che non siamo di fronte ad un supplizio inferto, ma
ad una rinuncia volontaria, ad un'accettazione serena. L'Appeso è
quindi il mistico (nel mazzo novecentesco di Rider - Waite ha
l'Aureola) che si spoglia dei beni materiali (il denaro) per giungere
ad una vita più alta.
![]() |
L'Appeso Rider- Waite |
Non
a caso nel segno equinoziale della Bilancia, abbiamo l'esaltazione di
Saturno, pianeta che invita a eliminare il superfluo per contemplare
la luce spirituale.
Chi
perde la sua vita la Salverà diceva il Cristo.
L'Appeso
sempre nel mazzo Rider - Waite, pende da un albero a forma di croce,
adornato da foglie d'edera, pianta sacra a Dioniso, divinità greca che ha conosciuto la morte e la risurrezione.
Proprio
agli equinozi, il sole passa per un punto che unisce le orbite del
coluro equinoziale, dell'eclittica, dell'orizzonte e dell'equatore
celeste che, come come ricorda Dante nel Paradiso, si intersecano
formando tre croci. Ma qui, a differenza di quello che avviene in
Primavera, il sole passando nell'emisfero meridionale è crocifisso
a testa in giù, scende agli inferi.
E'
il dio che muore, come Dioniso o il Cristo, per rinascere a
primavera. La liturgia cattolica, pur celebrando la Passione del
Signore a ridosso dell'equinozio primaverile, a settembre ricorda la
crocifissione con due ricorrenze: l'esaltazione della Croce e la
Madonna Addolorata.
Torniamo
all'Appeso dei tarocchi: è immobile, ma come abbiamo visto si tratta
di un'immobilità apparente, che in realtà esprime la velocità
massima. Le mani, simbolo dell'azione, sono legate dietro la schiena,
come legata e anche la gamba destra, la sinistra invece, che
corrisponde alla parte più irrazionale, la meno soggetta al
contingente, è libera.
Secondo Guenon, l'ordine celeste, spirituale, gira al contrario rispetto
a quello materiale e terrestre. L'Appeso, con la sua posizione
capovolta, ricorda all'aspirante mistico che solo annientando se
stesso, in una morte apparente, può attingere alla più alta
conoscenza mentre l'immobilità della materia corrisponde alla
massima attività dello spirito.
Il
seme può germogliare solo morendo, come alludono i due alberi ai
lati della figura che sembrano avere le chiome verso il basso, nel
cuore della terra.
Non
è affatto un percorso facile quello del mistico: nei Tarocchi, la
lama dell'Appeso è preceduta dalla Forza. Bisogna domare i propri
demoni, se si vuole intraprendere il cammino, essere decisi
nell'invertire la rotta per precipitare in una morte simbolica come
il successivo Arcano Senza Nome
Una volta trovata la
strada è necessario perseverare rigorosi; un passo dopo l'altro il
seme inizia a dividersi in cellule, con la precisione della
Temperanza. Ma per dar vita ad un nuovo organismo occorre anche una
forza primigenia, ctonia, ed ecco apparire l'immagine del Diavolo,
che dà alla piantina il nutrimento per sopravvivere, rafforzarsi
bucare la terra, rappresentata dalla Torre scoperchiata della carta
numero sedici, ed uscire finalmente ad ammirar Le Stelle.
e poi...
G. Berti, Storia dei Tarocchi,Mondadori, 2007
C. Gatto Trocchi, I
Tarocchi, Newton, 1995
A. Jodorowsky, M. Costa,
La via dei Tarocchi, Feltrinelli, 2004
O.Wirth, I Tarocchi,
Edizioni Mediterranee, 1990
R. Guénon, Simboli
della Scienza sacra, Gli Adelphi, 1990
A. Cattabiani,
Calendario, Mondadori 2003
Nessun commento:
Posta un commento