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La porta vista da Magritte |
Volge ormai al termine
Gennaio porta del nuovo anno, mese dedicato a Giano, dio protettore
della soglie e garante di ogni inizio. Era rappresentato dai romani
con due facce: una di vecchio e una di giovane, talvolta anche con un
volto maschile e uno femminile. Però, a pensarci bene, il vero
volto di Giano è quello che non si vede, cioè il presente.
A Giano erano consacrati
i due solstizi, ossia l'apparente arresto ed inversione del cammino
del sole nel suo ciclo annuale che, nella cultura antica, non solo
occidentale, erano considerati due porte: degli dei quello invernale
e degli uomini quello estivo. Tema che torna anche nella tradizione
orientale, prova di un substrato mistico comune a tutti i popoli e a
tutte le religioni, che, come dice Guénon, spesso affiorano
attraverso rimandi e assonanze anche fonetiche, trascurate dagli
studiosi accademici che snobbano tutto ciò che invece potrebbe
tranquillamente chiamarsi scienza sacra.
La tradizione greca
rappresentava il cosmo, ossia il mondo manifestato come una grande
caverna dove le anime si incarnavano entrando dalla porta degli
uomini, associata al solstizio estivo, e, esaurito il ciclo vitale,
prendevano la via del mondo non manifestato attraverso la porta degli
dei, il solstizio d'inverno, associati rispettivamente ai punti
cardinali sud e nord. La letteratura non rispetta sempre queste
corrispondenze: in un famoso passo dell'Odissea, ad esempio, dove si
parla dell'antro delle Ninfe, risultano invertiti: a nord sta la
porta degli uomini, a sud quella degli dei, fermo restando che
ovunque è il solstizio invernale ad essere la porta degli dei e
quello estivo degli uomini.
Astronomicamente il nord,
ossia il punto più alto raggiunto dal cammino apparente del sole,
corrisponde al solstizio estivo, mentre il sud che è il punto più
basso, a quello invernale. La tradizione esoterica, invece, dà
un'opposta interpretazione: considera il solstizio invernale,
associato al segno del capricorno ed al nord come positivo, mentre
il solstizio estivo che cade nel segno del cancro al sud ha una
connotazione negativa.
René Guénon,
analizzando anche la tradizione indù, che divide l'anno in due metà,
quella ascendente quando il sole è diretto verso sud, ossia dal
solstizio d'inverno a quello d'estate e quella discendente che va
nella direzione opposta, risolve questa apparente contraddizione
applicando il senso inverso. Ciò che sta in alto nell'ordine
celeste, cui appartiene il cammino del sole, sta in basso nell'ordine
terrestre, che governa il cammino delle stagioni. Quindi il sole
celeste, quello spirituale ha
la sua massima manifestazione al solstizio invernale, momento
apparentemente più buio, a partire dal quale la luce inizia ad
aumentare, per raggiungere il suo culmine al solstizio estivo per
poi diminuire. Lo stesso ragionamento si può applicare anche alle
parti del giorno: il sole spirituale, quello contemplato dagli
iniziati è proprio il sole di mezzanotte,
quando le tenebre rappresentano non l'assenza di luce, ma il momento
della sua nascita. Non a caso, molte divinità associate al Sole, da
Mitra a Cristo, sono nati proprio a mezzanotte e a ridosso del
solstizio d'inverno.
Nel mondo romano, Giano
era il custode delle porte per eccellenza, e le sue feste,
organizzate dal collegio dei fabbri, cadevano proprio durante i
solstizi.
La teologia cristiana ha
sostituito a Giano i due San Giovanni: il Battista festeggiato al
solstizio estivo e l'evangelista a quello invernale, curiosamente
poi, di San Giovanni Battista, porta degli uomini, non si ricorda il
giorno della morte, che secondo il cristianesimo, è la rinascita
all'eternità, ma quello della nascita nel mondo sensibile.
L'etimologia del nome
Giovanni, la cui assonanza fonetica peraltro ricorda il nome Giano,
ha sia il significato di Misericordia di Dio che
quello di lode a Dio, che ben si adattano alla
collocazione calendariale dei due santi: infatti la misericordia è
discendente e la si può legare al Battista, mentre la lode è
ascendente e può essere riferita all'Evangelista.
La porta, la soglia non è
solo un limite spaziale, e temporale, ma anche spirituale e, non a
caso, Giano era considerato colui che soprintendeva le iniziazioni.
Secondo Cicerone, il nome di Giano aveva la stessa radice di ire,
andare, mentre in sanscrito Yana significa via.
"Io sono la via"
dice Cristo nei Vangeli e un cartiglio del XV secolo, proveniente da
un codice della chiesa di Luchon, raffigura un curioso Cristo -
Giano. Lo strano personaggio presenta due volti, uno maschile e
l'altro femminile, regge lo scettro e la chiave, simboli del potere
spirituale e temporale ed è sormontata dal monogramma IHS che lo
identifica appunto come Cristo.
Un Giano - Cristo signore
del Tempo, Colui che è, che era e che sarà, come si evince anche in
una leggenda tratta del Milione di Marco Polo. Giunti alla grotta
dove era nato il Bambino, i tre Magi, che avevano età diverse, ossia
uno era giovane, l'altro adulto e un terzo vecchio, videro il Bambino
non con il volto di infante, ma come in uno specchio, ciascuno vedeva
riflessa la sua età. Solo quando lo contemplarono insieme, ne
videro il viso autentico: quello di un neonato di tredici giorni.
Il presente, il volto di
Giano invisibile, quello che in oriente solo il terzo occhio di
Shiva (anch'egli detto signore del triplice tempo) può contemplare e
il cui sguardo ha il potere di incenerire, ossia distruggere il
mondo sensibile, sconfina non nell'indifferenziato della morte, ma
nell'eternità.
Che il nuovo anno sia per
tutti voi un vero passaggio: si abbandoni ciò che è inutile, si
tragga il meglio dall'esperienza, si abbia lo sguardo pronto a
cogliere ciò che sta al di là.
E poi...
R. Guénon.
Simboli della Scienza sacra, Adelphi, 1975
A. Cattabiani. Calendario, Mondadori 2003