![]() |
La Papessa dei Tarocchi di Teodoro Dotti, Milano 1845 |
E' un'immagine strana,
ibrida, inquietante.
Indubbiamente affascina:
una donna che non è nuda, ma indossa paramenti sontuosi e
assolutamente maschili; non ha un bambino in braccio ma tiene un
libro aperto sul ventre.
Cosa ci può essere di
più eversivo di una donna che non è amante, non è madre ma
possiede la Vera Sapienza?
L'archetipo è così
disturbante da non comparire nemmeno in tutti i mazzi storici ed ha
suggerito nei secoli, diverse interpretazioni sia iconografiche che
simboliche.
![]() |
La Papessa del mazzo Visconti-Sforza |
Nei mazzi milanesi
Visconti -Sforza risalenti al XV secolo, la Papessa è
presentata di fronte: ieratica e quasi affogata nell'oro nella
versione di Yale, vestita con saio monacale, una tiara sul capo, una croce nella mano destra e
libro chiuso nella sinistra nel mazzo Pierpont Morgan. Benché entrambe le
carte non riportino alcuna indicazione didascalica, probabilmente
raffigurano la Fede, come si può dedurre dalla presenza di altre
carte raffiguranti le Virtù, ma soprattutto dal raffronto col
Monocromo di Giotto nella cappella degli Scrovegni a Padova.
![]() |
La Fede nell'affresco di Giotto |
Nell'affresco patavino,
la Fede regge un cartiglio e una croce, ma soprattutto emana la
stessa severità e mistero della Papessa dei Tarocchi. Escluso che si
tratti della leggendaria Papessa Giovanna, che in genere è
raffigurata evidenziando i tratti femminili come i capelli lunghi
oppure con il figlio neonato in braccio, la studiosa Gertrude Moakly,
partendo dal fatto che i Visconti usavano raffigurarsi nelle Carte di
Corte, vede nella Papessa il ritratto di Sorella Manfreda, una donna
della famiglia, proclamata Papa da una setta eretica e condannata al
rogo nel 1300 dal pontefice Urbano IV.
Manfreda, indossa il saio
dell'ordine delle Umiliate, un movimento fondato da Sorella
Guglielmina, che, ispirandosi alle teorie del monaco Gioacchino da
Fiore, profetizzava l'avvento imminente del regno dello Spirito
Santo. Guglielmina, le cui idee si diffusero proprio a Milano, si
riteneva l'incarnazione dello Spirito Santo, mentre Manfreda si fece
rendere gli onori da Pontefice nella Pasqua del 1300, dopo aver
celebrato la Messa.
Nei mazzi successivi
assistiamo ad un'evoluzione della figura della Papessa o in alcuni
casi alla sua sostituzione.
Nel Tarocchino
dell'incisore bolognese Giuseppe Maria Mitelli, che risale alla
seconda metà del seicento, le prime 4 carte ossia il Papa, la
Papessa, l'Imperatore e l'Imperatrice, sono sostituite con con due
Papi e due Imperatori. L'idea fu forse dello stesso Mitelli, per non
creare problemi con lo Stato Pontificio cui era sottoposta Bologna,
visto che i mazzi precedenti riportavano le quattro figure classiche.
Comunque, successivamente, anche i Papi e gli Imperatori furono
rimpiazzati da quattro Mori.
Nelle Minchiate, i
mazzi da gioco fiorentini ( fino al Settecento, i Tarocchi non erano
usati a scopo divinatorio, ma ludico, per giochi di corte o da
osteria) tutte le prime cinque carte sono chiamate Papa, la seconda,
che corrisponderebbe alla Papessa era nominata Granduca. In Sicilia,
dove pure si era diffuso il gioco dei Tarocchi dalla fine del
Seicento, la Papessa fu sostituita dalla virtù della Costanza.
Nei
mazzi svizzeri, che pure si ispirarono all'iconografia del tarocco
Italiano, forse per non infastidire i giocatori di fede cattolica, le
carte del Papa e della Papessa furono sostituite con Giove e Giunone.
Interessante notare come la figura di Giunone indica il Cielo e la
Terra quasi volesse fare da tramite tra le due dimensioni.
![]() |
La Papessa dei Tarocchi di Marsiglia di Jodorowskij |
L'immagine più comune
della Papessa, ci arriva dalle carte dette di Marsiglia. Senza
dilungarci troppo, sappiamo che i mazzi di Tarocchi più famosi non
furono originari di questa città, dato che molte fabbriche, sia in
Francia che in Svizzera, producevano mazzi di carte ispirandosi ai
modelli italiani. Furono chiamati Tarocchi Marsigliesi nel1930,
quando la ditta Grimaud produsse la riedizione di un mazzo che fino
ad allora era chiamato Tarocco Italiano. Il prototipo del
cosiddetto Tarocco di Marsiglia, è probabilmente il Foglio Cary:
un foglio non tagliato
raffigurante gli Arcani Maggiori, conservato a Milano, risalente agli
anni tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento, che
nell'iconografia di alcune carte si discosta parecchio dal precedente
modello Visconteo.
La
Papessa in quasi tutte le versioni dei Tarocchi di Marsiglia, è
assisa sul trono, in posizione quasi frontale, porta sul capo una
tiara e veste pesanti paramenti che la fanno apparire chiusa e
ieratica; dietro di lei un velo di color del Cielo. Lo studioso
Jodorowskij che ha cercato di ricostruire un improbabile primo mazzo
originale dei Tarocchi Marsiglisi, ha posto a fianco della Papessa un
uovo, a ricordare come questa strana figura femminile sia uno scrigno
pronto ad aprirsi, ma non ancora maturo.
Il
velo dietro alla figura è immagine del mondo fenomenico, dove si
proiettano le idee e i misteri ultimi che l'occhio umano riesce solo
ad intuire in forme cangianti. E' un velo che deve essere sollevato
per avere accesso alle realtà soprannaturale.
Nei mazzi più diffusi: Marsiglia, Wirth, Tarocchi italiani di area Milanese - Piemontese, la Papessa è vestita con una tunica bianca o blu scuro; il
manto color porpora simboleggia le aspirazioni più elevate dello
spirito e i bordi dorati rimandano alla Vera Religione, alla Fede
che si rivolge non ai credenti ciechi, ma ai pensatori che aspirano
ad una rigenerazione spirituale.
Quando la svolta occultistica
iniziata nel Settecento, ha fatto delle carte dei Tarocchi uno
strumento di divinazione, la Papessa viene rappresentata come una
sacerdotessa.
Osvald
Wirth, nel suo mazzo cabalistico ideato agli inizi del Novecento, la
raffigura abbigliata di pesanti paramenti con una falce di Luna sulla
tiara, due chiavi nella mano e un libro chiuso che, sulla copertina,
ha l'immagine del Tao. Il cuscino su cui posa i piedi è lo stesso
che compare nell'iconografia di Cassiopea, la regina nera, sovrana
della sfera celeste ed è l'infinitesima parte di ciò che possiamo
apprendere della realtà ultima, accessibile grazie alle chiavi e
alla capacità di sollevare il velo delle apparenze che occulta il
volto della Papessa. La falce di Luna, tipica nell'iconografia di
Iside e della conoscenza e sensibilità femminile, insieme alle
melagrane, attributo di un'altra grande divinità femminile,
Proserpina, sono raffigurati nella Papessa dei Tarocchi di Rider
Waite, anche questi creati agli inizi del Novecento.
Sebbene,
sostituiti i paramenti papali con quelli da sacerdotessa, l'immagine
perda molto della sua carica eversiva, porta sempre con sé parecchi
simboli che sono stati rielaborati nelle versioni occultistiche
ottocentesche.
La
Papessa rappresenta di sicuro la Fede e la Religione, ma una
religione non codificata, non mediata, all'apparenza sacrilega, tanto
che alcune incisioni di ambito protestante usano proprio l'immagine
di una donna
abbigliata da Papa per rappresentare la meretrice di
Babilonia dell'Apocalisse, ossia, la Chiesa Cattolica corrotta. La
conoscenza esoterica però è di per sé eversiva ed eretica: attinge
direttamente al mondo delle potenze senza bisogno di intermediari.
![]() |
Meretrice di Babilonia, da una Bibbia luterana 1534 |
Una
fede che va al di fuori dei canali tradizionali, che sfida i vincoli
dell'ortodossia fa paura perché imbocca strade che sembrano
rischiose e oscure in quanto non comprese: nelle novelle de Il
castello dei destini incrociati, la raccolta di racconti che
Calvino scrisse ispirandosi alle carte dei Tarocchi, la Papessa
rimanda sempre a culti strani, notturni, talvolta pericolosi. Se però
si è veri credenti e non creduloni, allora ci si potrà accostare
agli insegnamenti della Papessa senza timore, perché si comprende
che il suo lato buio altro non è che l'indispensabile contraltare
della Luce.
e
poi...
C.
Gatto Trocchi, I Tarocchi, Newton, 1995
G. Berti, Storia dei Tarocchi,Mondadori, 2007
G. Berti, Storia dei Tarocchi,Mondadori, 2007
A.
Jodorowsky, M. Costa, La via dei Tarocchi, Feltrinelli,
2004
O.Wirth, I
Tarocchi, Edizioni Mediterranee, 1990
I.
Calvino, Il Castello dei destini incrociati, Mondadori, 1994