venerdì 6 gennaio 2012
giovedì 5 gennaio 2012
è arrivato
Hiems, stagione del cattivo tempo, delle tempeste...
...stagione severa e misteriosa che si svela soltanto a chi sa coglierla, al di là delle apparenze, nella sua complessità.
A. Cattabiani, Lunario 2002
mercoledì 4 gennaio 2012
Nuovo Calendario Goloso
Gennaio è anche tempo di calendari, ve ne propongo uno che riunisce due mie grandi passioni: quella per gli almanacchi e quella per la cucina.
Visto
che, come recita la seconda di copertina, mangiare
-e dunque ingrassare- pare inevitabile, quindi tanto vale farlo con stile e
divertimento ecco che, per
quest'anno, ho pensato di consigliarvi un almanacco, un po' datato, ma diverso dal
solito: il Nuovo
Calendario Goloso.
A
cura di Laura
Grandi e Stefano
Tettamanti,
agenti letterari e giornalisti appassionati di gastronomia, è
strutturato come un calendario, dove ad ogni giorno dell'anno, è
associata una curiosità gastronomica. Si tratti di una ricetta, una
digressione, il ricordo di un viaggio o un gioco o altro, ogni
argomento è trattato con leggerezza e ironia, ma anche con
precisione indice di competenza e trasporto.
Per chi
volesse approfondire ed oltre che la pancia nutrire anche lo
spirito, in nota ad ogni articolo c'è un rimando ad una citazione
letteraria, artistica e cinematografica.
Ad
esempio, lo sapevate che le
tazze devono essere preriscaldate in modo da poter conservare la
temperatura del tè il più a lungo possibile?
O che Baudelaire raccomandava di gustare le patatine fritte prendendole obbligatoriamente con le dita?
Lo
definisco "un libro da cucina", cioè un libro che,
secondo una mia particolare teoria, dovrebbe
stare nella zona giorno della casa. Non tanto perchè parla di
cibo, ma perchè è bello averlo sottomano per spiluccarne ogni tanto
un brano qua e là e, nel caso vi fosse venuta fame durante la
lettura, in appendice trovate l'indice delle ricette.
Diciamo
che sfogliare il Nuovo
Calendario Goloso,è come chiacchierare
con un amico, magari un po' spocchioso, ma comunque originale; è
una lettura da distillare giorno dopo giorno e coniugare così
due piaceri messi troppo spesso, a torto, in contraddizione tra loro.
Purtroppo
non so se esista ancora in commercio, la mia edizione, trovata in una bancarella di libri usati, risale al 2000. Comunque vale la pena di cercarlo, - io sono alla ricerca del suo fratello
maggiore,
il Calendario
Goloso,
uscito un anno prima- vi terrà buona compagnia.
L.
Grandi, S. Tettamanti, Nuovo
Calendario Goloso,
Garzanti, 2000.
domenica 1 gennaio 2012
Gennaio
L'immagine
per il mese di gennaio è un mosaico della cripta dall'abbazia di San
Colombano a Bobbio. Rappresenta un personaggio con due facce intento
a scaldarsi al fuoco. Sotto di lui il segno dell'acquario.
L'abbazia
di san Colombano fu fondata nel 614 a Bobbio dall'omonimo monaco
irlandese, la cui regola prescriveva, oltre ai tradizionali compiti
della vita monastica quali la preghiera e il lavoro agricolo, anche
la diffusione della cultura. L'abbazia fu infatti un importante
centro culturale con scriptorium e una biblioteca
fornitissima. La basilica odierna venne edificata nel 1400 sopra una
precedente chiesa costruita intorno all'anno 1000.
Il
nostro mosaico, realizzato con sassi del Trebbia e inserti marmorei,
si trova sul pavimento di quest'ultima, in una cappella della cripta,
che, assieme al campanile, è ciò che rimane della primitiva
costruzione. Sono raffigurate scene tratte dal libro dei Maccabei,
animali fantastici e appunto la serie dei mesi.
Gennaio
bifronte è una chiara allusione a Giano, la divinità
romana custode delle porte e dei passaggi che guardava con volto di
vecchio il passato e di giovane il presente, cui il mese, che ne
porta il nome, era dedicato. Talvolta, il primo mese dell'anno è
raffigurato addirittura con tre volti come nella Misericordia degli
Stalli di Zurigo, a rappresentare passato, presente e futuro.
Il
personaggio del nostro mosaico si scalda accanto al fuoco, allusione
al clima rigido della stagione, ma pure un chiaro richiamo ai tanti
fuochi accesi durante i riti le feste del mese di gennaio. Periodo di
passaggio quello a ridosso del solstizio invernale: si officiavano
cerimonie di purificazione , ma il fuoco era anche segno di forza che
si voleva imprimere al sole all'inizio del suo nuovo cammino. Il 6
gennaio, in molte località è usanza bruciare la Vecchia, un
fantoccio carico di doni, simbolo della natura invecchiata che deve
morire per rinascere, ma che, prima di andarsene porta regali come
semi, richiamo alla continuità con il passato.
Pure
S. Antonio Abate, festeggiato il 17 gennaio come protettore degli
animali e raffigurato in compagnia di un maialino, viene associato
nella tradizione popolare al fuoco, tanto che l'herpes zoster nel
linguaggio corrente è diventato il fuoco di S. Antonio. Le
basi storiche si ritrovano nelle cure prestate presso la città di
Vienne, in Francia, dove erano custodite le reliquie del santo
traslate da Costantinopoli, ad un male oggi pressoché debellato:
l'ergotismo che era comunemente chiamato Ignis Sacer. Causato da un fungo della farina di segale, si
manifestava con tremori, convulsioni, difficoltà di deambulazione,
febbre e cancrena. I monaci, che gestivano l'ospedale, avevano ottenuto
dal papa il privilegio di allevare maiali, con il cui grasso curavano
appunto l'ignis sacer.
Secondo
una leggenda, S. Antonio aveva guarito un porcellino malato, che poi
divenne suo fedele amico e fu proprio grazie allo scompiglio causato
da quest'ultimo fra i diavoli, che il santo poté intrufolarsi
all'inferno e rubare il fuoco da donare agli uomini. In tutta Italia,
nei giorni a ridosso della sua festa, si benedicono gli animali e si
accendono falò. Probabilmente, la figura di Antonio altro non è che
la cristianizzazione di una divinità celtica: Lug, signore della
luce e della rinascita, dio del rinnovamento cui era affidata la
fertilità degli animali. A lui erano consacrati i maiali e i
cinghiali.
A
Villalago in Abruzzo la sera del 21 gennaio si accendono fuochi in
onore di un altro santo, Domenico. Gennaio si chiude con i giorni
della merla che, secondo tradizione, sono i più freddi dell'anno e
nel cremonese è sopravvissuto un rito, che racchiude
tutta la simbologia del mese: il fuoco di purificazione, i canti
propiziatori, gli spari che allontanano gli spiriti malvagi e la
porta come rito di passaggio.
A
Formigara c'è il canto
della merla,
durante i primi due giorni, dopo i cori si sparano colpi di fucile e
si banchetta con vin brulè e salamelle, mentre il terzo si conclude
con una drammatizzazione: uomini e donne si pongono l'uno di fronte
all'altro, separati da una porta che si apre dopo che i due gruppi si
sono punzecchiati col canto, permettendo a uomini e donne di
abbracciarsi. A conclusione si accende un grande falò e si brucia il
fantoccio della vecchia.
per
saperne di più:
A. Cattabiani, Lunario, Mondadori 2002
R.G.
Russo, Il Fuoco di S. Antonio,
in http://www.mondimedievali.net/medicina/altomedioevo25.htm
M.
Balice, Candelora – Imbolc,
inhttp://www.strie.it/ruota_candeloraOG.html
J.
Baltrušaitis, Il medioevo fantastico, Adelphi 1993
sabato 31 dicembre 2011
il dio Giano
Lauras Alter Ego, una rielaborazione di Giano, opera di P. Hutter
Vi
faccio gli auguri con un'immagine insolita del dio Giano,
una delle più antiche divinità romane. Di origine italica, veniva
chiamatoDivus
Deus dio
degli dei, ed era colui che presiedeva a tutti gli inizi. A Giano,
dalla cui radice deriva anche la parola ianua
(porta), il
re Numa Pompilio dedicò il mese successivo al
solstizio, Ianuarius che
divenne definitivamente il primo dell'anno dopo la riforma del
calendario di Giulio Cesare, nel 46 a.C.
Dietro
questa figura si cela un mitico sovrano del Lazio che, fondata una
città sul colle Gianicolo, ospitò il dio Saturno ed insieme
governarono durante l'età dell'oro. Durante quell'epoca mitica,
regnavano la giustizia e l'abbondanza, mentre Saturno insegnò agli
italici i segreti dell'agricoltura.
Giano
nella Roma classica era tenuto in altissima considerazine: non
aveva un proprio sacerdote come gli altri dei, perchè a lui
sacrificava il Rex
Sacrorum, che
apriva tutte le processioni sacre. Il suo tempio nel foro
teneva aperte le porte durante le guerre, affinchè il dio potesse
correre in aiuto della città nei momenti critici.
Come
divinità dei passaggi, sia temporali che fisici (presiedeva
alle porte, ai ponti e a tutte le soglie) era raffigurato con due
facce: una di vecchio e l'altra di giovane, a simboleggiare la
continuità tra passato e futuro.
Non è poi un caso che la tradizione cattolica associ ai solstizi, ritenuti in epoca pagana le porte degli dei e degli uomini, le feste dei due San Giovanni, il Battista in estate e l'Evangelista in inverno, il cui nome, che in ebraico significa Dio è misericordioso, ha però un'assonanza fonetica con il latino Giano.
Non è poi un caso che la tradizione cattolica associ ai solstizi, ritenuti in epoca pagana le porte degli dei e degli uomini, le feste dei due San Giovanni, il Battista in estate e l'Evangelista in inverno, il cui nome, che in ebraico significa Dio è misericordioso, ha però un'assonanza fonetica con il latino Giano.
Auguro a
tutti voi,per il prossimo decennio, di prendere esempio dal
dio Giano, ossia di far tesoro delle esperienze del passato, anche se
negative, per poter guardare avanti con fiducia e coraggio, così da
costruire un avvenire di prosperità.
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sabato 24 dicembre 2011
lunedì 12 dicembre 2011
le quattro tempora
Capita, sfogliando vecchi lunari di trovare l'indicazione Quattro Tempora, talvolta abbreviata in Q.T. Si tratta di un periodo di tre giorni, il mercoledì, venerdì e sabato nell'arco di una stessa settimana, che era dedicato alla preghiera e al digiuno.
Le Tempora ricorrono in ogni stagione: abbiamo le Quattro Tempora di primavera, estate, autunno e inverno. Probabilmente di origine celtica, come molte ricorrenze cristiane, furono introdotte per la prima volta nel calendario liturgico nel IV – V secolo dopo Cristo. Cadevano nella settimana dopo le Ceneri, la Pentecoste, l'Esaltazione della Croce (14 settembre) e a metà dell'Avvento, dopo la festa di S. Lucia.
Non erano però solo giorni di digiuno e penitenza, ma anche un'occasione propiziatoria e di ringraziamento per il raccolto dei campi. Secondo Cattabiani, che nel suo Calendario dedica qualche pagina alle Quattro Tempora, queste giornate erano nate per cristianizzare le cerimonie dedicate alla Grande Madre, che, con la sua ciclica rinascita, sovrintendeva alle messi e al lavoro agreste.
A maggio, nell'antica Roma, si celebrava la "Lustrazione dei campi" per propiziare il raccolto, mentre a settembre si teneva un banchetto in onore degli dei, rappresentati da simulacri, per offrire loro i prodotti della terra. Anche negli altri periodi in cui i ricorrevano le Tempora, ossia all'inizio e alla fine dell'inverno, nell'antichità ricorrevano cerimonie di purificazione.
In epoca cristiana, le Quattro Tempora duravano una settimana, con tre giorni dedicati al digiuno. Conosciute in occidente come Jejunum vernum, aestivum, autumnale et hiemale, non ebbero grande diffusione nella Chiesa ortodossa.
Venivano osservate, invece, nel mondo anglosassone: addirittura, in Britannia, comparvero abbastanza presto, grazie – si dice- alla predicazione di Agostino di Canterbury.
Rimasero comunque in auge fino ai giorni nostri: Papa Paolo VI, nel 1966, con decreto Paenitemini, le escluse dai giorni di digiuno e di astinenza. Mentre nella chiesa anglicana divennero opzionali nel 1976.
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